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Il Cristianesimo è
ancora una religione attuale?
E’
indubbio che il Cristianesimo non è più la religione di riferimento del
mondo occidentale più evoluto. E’, bisogna riconoscerlo, la religione
monoteistica che maggiormente si è modernizzata nel corso della sua
esistenza, subendo l’illuminismo, i progressi scientifici e culturali di
una civiltà, quella dei paesi industrializzati, che mira a realizzare il
paradiso ora e subito piuttosto che rimandarlo all’aleatorietà di una
promessa che si deve ancora avverare. Rispetto ad altre religioni, come l’islamismo è senz’altro più
tollerante e più progredita. Non certo per merito suo ma per le continue
mazzate che gli ambienti culturalmente più progrediti le hanno apportato.
Ora però è arrivata al capolinea. Intendiamoci, non rischia certo
l’estinzione ma senz’altro non ha più un messaggio incisivo e
convincente per il mondo d’oggi. In altre parole non è più al passo
con i tempi. Quando sorse il Cristianesimo il periodo storico culturale
era quello della dissoluzione dell’impero romano e con la sua
disgregazione portò con sé anche le sue credenze, consumate da centinaia
e centinaia di anni, importate dall’Antica Grecia e dall’Egitto. Il
cristianesimo, riprendendo gli stessi concetti e grazie ad un’operazione
straordinaria di marketing dovuta a San Paolo ripropose e adattò alle
esigenze del tempo un credo che sapeva rispondere alla necessità di
riscatto di fasce popolari che chiedevano maggior spazio. Un messaggio di
speranza che era attualissimo e vincente. Si affermò e durò, attraverso
guerre e stermini per migliaia di anni, fino a i nostri giorni. Oggi
questi messaggi appaiono appannati e consunti. La gerarchia ecclesiale,
ripiegata su se stessa, ingerisce senza freni nei fatti privati degli
stati. O quanto meno ci prova dato che anche in Spagna, una delle
roccaforti storiche del Cristianesimo, si sono stancati di sentir negata
qualunque rivendicazione umana. E’ rimasta l’Italia come ultima
scialuppa di salvataggio e, a quanto pare, ben solida. I preti novelli che
vengono consacrati oggi giorno se vogliono aprire un dialogo con le nuove
generazioni devono necessariamente parlare lo stesso linguaggio,
linguaggio che non può essere quello dogmatico e ottuso che per millenni
è stata l’arma vincente della chiesa romana. E allora si vedono preti
che ostentano la croce quasi fosse un piercing, appena abbozzata in un
angolo del maglione, parlano in modo non certo ortodosso, utilizzano le
risorse moderne che il nostro tempo mette a disposizione. E’ indubbio
che ne risulta un messaggio religioso molto annacquato ma necessario se si
vuole quanto meno essere accettati dai giovani d’oggi. Generazioni che
chiedono una risposta immediata a problemi immediati e non vogliono
sentirsi dire che il tutto è rimandato sine die. E allora il messaggio
cristiano, che poggia la propria forza sul dopo va in crisi, non ha più
nulla da dire se non condannare o fare continue figuracce. Al proprio
interno si stanno verificando scissioni e lacerazioni ancora poco evidenti
ma che nel corso del tempo porteranno a più cristianesimi e a sincretismi
sempre maggiormente più frequenti. Per contro bussano alla porta altre
religioni, molto meno tolleranti come quella islamica con cui il Cristianesimo si dovrà confrontare. Ha un bel dire il Papa che non c’è
lo scontro religioso, c’è eccome! Siamo solo agli inizi di un ennesimo
scontro di civiltà che questa volta si insinua silenziosamente tra le
pieghe della società occidentale, così democratica e tollerante.
Speriamo che essa trovi i propri anticorpi prima che il male sia troppo
diffuso.
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