Attualità

di Ludovico Polastri






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Il Cristianesimo è ancora una religione attuale?

E’ indubbio che il Cristianesimo non è più la religione di riferimento del mondo occidentale più evoluto. E’, bisogna riconoscerlo, la religione monoteistica che maggiormente si è modernizzata nel corso della sua esistenza, subendo l’illuminismo, i progressi scientifici e culturali di una civiltà, quella dei paesi industrializzati, che mira a realizzare il paradiso ora e subito piuttosto che rimandarlo all’aleatorietà di una promessa che si deve ancora avverare. Rispetto ad altre religioni, come l’islamismo è senz’altro più tollerante e più progredita. Non certo per merito suo ma per le continue mazzate che gli ambienti culturalmente più progrediti le hanno apportato. Ora però è arrivata al capolinea. Intendiamoci, non rischia certo l’estinzione ma senz’altro non ha più un messaggio incisivo e convincente per il mondo d’oggi. In altre parole non è più al passo con i tempi. Quando sorse il Cristianesimo il periodo storico culturale era quello della dissoluzione dell’impero romano e con la sua disgregazione portò con sé anche le sue credenze, consumate da centinaia e centinaia di anni, importate dall’Antica Grecia e dall’Egitto. Il cristianesimo, riprendendo gli stessi concetti e grazie ad un’operazione straordinaria di marketing dovuta a San Paolo ripropose e adattò alle esigenze del tempo un credo che sapeva rispondere alla necessità di riscatto di fasce popolari che chiedevano maggior spazio. Un messaggio di speranza che era attualissimo e vincente. Si affermò e durò, attraverso guerre e stermini per migliaia di anni, fino a i nostri giorni. Oggi questi messaggi appaiono appannati e consunti. La gerarchia ecclesiale, ripiegata su se stessa, ingerisce senza freni nei fatti privati degli stati. O quanto meno ci prova dato che anche in Spagna, una delle roccaforti storiche del Cristianesimo, si sono stancati di sentir negata qualunque rivendicazione umana. E’ rimasta l’Italia come ultima scialuppa di salvataggio e, a quanto pare, ben solida. I preti novelli che vengono consacrati oggi giorno se vogliono aprire un dialogo con le nuove generazioni devono necessariamente parlare lo stesso linguaggio, linguaggio che non può essere quello dogmatico e ottuso che per millenni è stata l’arma vincente della chiesa romana. E allora si vedono preti che ostentano la croce quasi fosse un piercing, appena abbozzata in un angolo del maglione, parlano in modo non certo ortodosso, utilizzano le risorse moderne che il nostro tempo mette a disposizione. E’ indubbio che ne risulta un messaggio religioso molto annacquato ma necessario se si vuole quanto meno essere accettati dai giovani d’oggi. Generazioni che chiedono una risposta immediata a problemi immediati e non vogliono sentirsi dire che il tutto è rimandato sine die. E allora il messaggio cristiano, che poggia la propria forza sul dopo va in crisi, non ha più nulla da dire se non condannare o fare continue figuracce. Al proprio interno si stanno verificando scissioni e lacerazioni ancora poco evidenti ma che nel corso del tempo porteranno a più cristianesimi e a sincretismi sempre maggiormente più frequenti. Per contro bussano alla porta altre religioni, molto meno tolleranti come quella islamica con cui il Cristianesimo si dovrà confrontare. Ha un bel dire il Papa che non c’è lo scontro religioso, c’è eccome! Siamo solo agli inizi di un ennesimo scontro di civiltà che questa volta si insinua silenziosamente tra le pieghe della società occidentale, così democratica e tollerante. Speriamo che essa trovi i propri anticorpi prima che il male sia troppo diffuso.

 


 

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